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Passato e futuro del punto Tavarnelle, l’antica tradizione cerca eredi #adessonews

Ricamare sulla carta, già solo l’immagine di questo gesto porta alla mente la finezza e la delicatezza del punto Tavarnelle Val di Pesa. Il punto, nato nel borgo immerso nel verde delle colline fiorentine, è stato importante sbocco lavorativo per centinaia di donne: non solo un vezzo, non solo un passatempo quindi ma un lavoro che ha dato indipendenza economica e sociale a giovani ragazze, madri e nonne. E oggi come allora quell’arte raffinata che viene chiamata anche ‘ricamare sulla carta’ potrebbe fare da propulsore economico al paese (che dal 1º gennaio 2019 è stato fuso al comune di Barberino Val d’Elsa dando origine al comune di Barberino Tavarnelle). Le donne che ancora oggi lo sanno realizzare sono poche e molte di loro sono ultraottantenni, da qui l’urgenza di attivarsi per far sì che questa antica tradizione non muoia.

La storia del punto Tavarnelle, l’arte del ricamare sulla carta

Una tradizione nata dalle mani della suora Arcangela Banchelli, nel 1906, nella scuola del ricamo presso l’asilo Vincenzo Corti che era gestito dalle suore dell’Ordine delle Serve di Maria Addolorata. La fama di questo delicato ricamo conquistò in breve tempo l’attenzione di alcuni imprenditori fiorentini e iniziarono le prime importanti commissioni. Una salita verso il successo che sembrava inarrestabile, tanto che erano sempre di più le donne che lo imparavano e rinunciavano, ad esempio, alla professione di pantalonaia, come Noemi Morandi. “O fo’ il ricamo o non sto ferma” ha raccontato la 98enne che ancora oggi lavora con ago e filo. La produzione fu particolarmente attiva tra gli anni ‘30 e gli anni ‘80 e il gruppo delle ricamatrici di Tavarnelle creò per le grandi marche di moda italiana lenzuola, tovaglie, tende, centrotavola, copriletto, abiti da sposa, vari tipi di articoli da corredo e le famose scarpette per le grandi dive del cinema come Sofia Loren e Audrey Hepburn. Ad innamorarsi del punto fu anche la maison Ferragamo che lo usò al posto della pelle per creare proprio quelle scarpe che furono indossate da Loren, Lady Kennedy, principesse e donne dell’alta società. Alcuni di queste calzature sono esposte ancora oggi al Museo Salvatore Ferragamo di Firenze, mentre nelle sale del Museo di arte sacra di Tavarnelle si possono ammirare tovaglie di grande pregio, un abito da sposa e altre parti del corredo matrimoniale.

Noemi Morandi, 98 anni e custode di un’antica tradizione che rischia di scomparire

tavarnelle-punto

L’interesse rinnovato, con tanto di risvolto economico, per l’antica tradizione che rischia di scomparire

Il Punto è tornato al centro del dibattito sociale e politico nel comune grazie ad un post condiviso sulla pagina Facebook del sindaco di Barberino Tavarnelle, David Baroncelli, su impulso dell’addetta stampa Cinzia Dugo. L’interesse dimostrato verso questa arte ha stupito l’amministrazione che adesso vuole darle maggiore risalto.

“Dopo il successo, anche in parte inaspettato, che ha avuto la comunicazione che abbiamo fatto stiamo raccogliendo le persone che hanno dimostrato interesse e quelle che si sono rese disponibili ad insegnare- ha spiegato il Baroncelli – Stiamo pensando di organizzare dei momenti di approfondimento, abbiamo iniziato da neanche un mese quindi è tutto in divenire”. “L’entusiasmo che abbiamo riscontrato nelle persone non solo a Barberino, ma anche nei comuni vicini, ci sembra un’importante risposta perché conservare questa tradizione può essere fondamentale per la promozione del territorio e della cultura e perché no può essere di aiuto alla creazione di nuove attività”, spiega ancora il sindaco che non esclude la possibilità che alcune “persone possano trovare uno sbocco lavorativo che vada a supportare il settore dell’artigianato, mirato magari alla creazione di prodotti turistici che vadano anche a valorizzare il territorio”.

Al momento le persone interessante concretamente, cioè che hanno scritto email o messaggi su Facebook al comune, non sono molte, “circa 50”, ma sono centinaia, se non migliaia “le persone che seguono sui social, commentano, apprezzano l’iniziativa che stiamo portando avanti. Il nostro è un comune di 12mila abitanti è quindi un ottimo risultato e siamo sicuri che questi numeri siano destinati a crescere”.

“Nonne, madri e zie che ancora oggi ricamano, io sto cercando di raccontare le loro storie” spiega Cinzia Dugo che recentemente ha fatto incontrare due signore ultraottantenni, Graziella Morandi e Anna Ceccherini, che in gioventù hanno condiviso sogni e abilità manuali. Ad un primo sguardo hanno fatto fatica a riconoscersi, dopo oltre mezzo secolo di lontananza, ma poi ecco che scambiandosi dei particolati si sono ritrovate e hanno percorso insieme il viale dei ricordi. “In piazza Domenico Cresti, da tutti chiamata piazza Vecchia – rievocano le merlettaie – siamo nate e cresciute, ed è sempre in questa piccola piazza di Tavarnelle che abbiamo imparato a lavorare, fianco a fianco, davanti a casa, sedute su una seggiolina di paglia, utilizzavamo il cotone e la carta su cui realizzavamo il disegno, per almeno quarant’anni ci siamo dedicate alla realizzazione di articoli da corredo, come tovaglie, tende, copriletto, lenzuola, tovaglioli, centrotavola, ma anche abiti da sposa e tomaie per le scarpe che poi sono state indossate dalle grandi dive del cinema, era indescrivibile la soddisfazione che provavamo nel creare quelli che poi sono diventati capolavori in tessuto”.

“La novità di questo rilancio – spiega Dugo – sta nel coinvolgere direttamente le testimoni che oggi possono raccontare la passione e un percorso di vita che le ha emancipate, che ha donato loro un’opportunità occupazionale importante, vedere i loro familiari rispondere all’appello ci ha riempito di gioia. Queste donne ancora oggi ricamano perché quel lavoro era anche, ed è tuttora, la passione della vita”.

La tradizione che potrebbe essere tramandata

Una delle donne che con maggior vigore si è interessata al punto Tavarnelle si chiama Katiuscia Iacopozzi: “Già da qualche anno volevo imparare, ma non trovano nessuno, poi ho letto l’articolo e mi sono messa in contatto con il Comune per capire come fare”. Katiuscia ha 46 anni, è nata a Firenze, ma all’età di 6 anni si è trasferita con la famiglia a Tavarnelle, il comune di nascita del padre. Nella sua famiglia nessuno sapeva ricamare sulla carta e così crescendo si è appassionata all’uncinetto. “Io credo che non sia mai troppo tardi per imparare, mi piacerebbe capire il segreto di questo punto di cui mio padre ha ancora dei ricordi vividi, delle donne fuori dalle porte di casa che ricamano”.

“Mia figlia ha 14 anni e non è interessata, ma chissà”, ha aggiunto. La riflessione poi vira sull’aspetto economico: “Ritengo che il lavoro fatto a mano non venga né valorizzato né compreso, soprattutto il tempo che si impiega a realizzare opere con le mani”. Nulla di nuovo purtroppo, questo è il problema che riscontrano tutti gli artigiani. “Ho conosciuto una signora che ha realizzato con il punto Tavarnelle la Madonna, solo per il volto ha impiegato 7 ore. Come fai a quantificare in denaro tutto questo lavoro?”.

“Il nostro paese anche se piccolo è in vista, sono molti i turisti che passano d’estate, certo il punto potrebbe diventare uno sbocco lavorativo, ma anche in questo caso servirebbe il supporto del Comune, magari si potrebbe pensare ad un negozio a gestione comunale con oggetti esposti e in vendita realizzati con il Punto”, spiega Iacopozzi che poi aggiunge “aprire un negozio di questo genere, da privati, non credo che sia il moment… Anche perché il ‘fatto a mano’ non è capito”.

Come Katiuscia molte altre donne, e si spera anche qualche uomo, sono interessate nell’imparare e se il Comune dovesse attivarsi per creare dei corsi nei quali coinvolgere anche i giovani sicuramente non mancherebbero gli allievi. Non sarebbe la prima volta, già nel 2002 – ovvero quando al Museo di arte sacra di Tavarnelle si aggiunse la collezione dei ricami – “alcune persone si attivarono per creare un piccolo corso di ricamo” spiega Dugo, che sottolinea anche come le insegnanti all’epoca avessero 20 anni meno di oggi.

Il museo d’arte sacra che potrebbe trovare nuovi visitatori grazie anche al Punto

Direttamente collegato al Punto è il Museo di arte sacra di Tavarnelle: da circa 20 anni il museo ospita la collezione di ricami. Il museo di arte sacra è adiacente alla Pieve di San Pietro in Bossolo e come ci spiega Don Franco Del Grosso – parroco di Tavarnelle che gestisce il luogo d’arte insieme agli Amici del Museo di Tavarnelle – “è di particolare bellezza”. “Oltre al panorama meraviglioso, è proprio bella la struttura della pieve: passando da una sala all’altra si entra in un altro secolo, si passa dalla chiesa del 1100 alla sacrestia del 1800. Non è come nei musei più ricchi con gli allestimenti moderni, quello che è suggestivo da noi è proprio questo mix di secoli che cambiano locazione”.

Il museo è aperto solo pochi giorni all’anno e grazie ai volontari, “apriamo quando inizia l’ora legale, il sabato e la domenica. D’inverno siamo chiusi ma con la prenotazione è possibile visitarlo”. Al momento il maggior interesse legato al Punto non ha avuto alcun effetto sugli ingressi al museo: “Nessun cambiamento, abbiamo organizzato una visita guidata, ma al momento non c’è stato particolare interesse per la collezione”. “I nostri visitatori sono soprattutto turisti dall’estero e da fuori la Toscana, la gente del posto non è molta. Abbiamo più soddisfazione da chi viene da lontano che dai vicini” spiega Don Franco Del Grosso. “Spesso abbiamo giornate intere in cui non viene nessuno, è una grande tristezza, per questo ci attiviamo con eventi e mostre ora stiamo organizzando una mostra di pittura”. Don Franco, quindi, è ben disposto ad ogni iniziativa che vada a promuovere il museo e perché no qualcuna potrebbe essere direttamente collegata al punto Tavarnelle.

Centrotavola punto Tavarnelle-2

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